
Pittore ufficiale della Bertram I.B.S. ha realizzato opere per importanti collezionisti tra cui Re di Spagna Juan Carlos di Borbone, il Principe Ranieri III di Monaco, Sua Altezza Principe Alberto di Monaco, e personaggi legati all'aristocrazia degli Emirati Arabi. Prestigiosi yacht club in Italia e all'estero e circoli canottieri hanno i suoi profili, così come molte illustri personalità: Luca Cordero di Montezemolo, Diego della Valle, Antonello Venditti, il pilota Giancarlo Fisichella per citarne alcuni.
Ha collaborato per molti anni con importanti cantieri navali tra i quali Canados, Delta, Alfamarine, Tecnomar, Tornado, Sanlorenzo, Baglietto, Alalunga per la grafica industriale applicata. Il suo lavoro si è poi principalmente dedicato agli smalti laccati, ex voto laici, eseguiti su tavolame proveniente da barche abbandonate, ma anche fasciami recuperati durante il restauro di importanti imbarcazioni che hanno fatto la storia, utilizzati successivamente per dipingervi i suoi profili.
"Salvare questi legni" diceva Criminelli "è come farli navigare ancora restituendo loro una nuova dignità, nella speranza che attraverso il loro racconto si possano recuperare e tenere vive tante tradizioni".


Guardia marina Giuseppino … agli ordini! Fu così che per la prima comunione mi vestirono alla marinara.
In famiglia eravamo tutti gente di mare e mio padre era anche ottimo incisore e decoratore.
Ma Nonno Camillo era speciale , lui si che era un “uomo di mare” fu lui che mi insegnò la parte migliore lui che andava e veniva dall’Australia con i bastimenti.
Nel 1954 a 17 anni da buon genovese, presi il mio primo imbarco su una petroliera svedese e successivamente sui transatlantici Saturnia Conte Grande Augustus e Conte Biancamano. Tra i imbarchi e regate ( a parte due anni dedicati all’attività giornalistica iscritto all’Ansa) quello della pittura fu una costante della mia vita e fu proprio nelle spole tra l’Italia e New York, prima con i transatlantici e poi con l’Alitalia nei ruoli di navigante che iniziai a frequentare gallerie d’arte moderna e l’ambiente artistico newyorkese collaborando anche con la Young & Rubicam e frequentando il Pershing Institute.
In quel contesto ebbi chiaro il “senso dell’arte”
Nel 1976 vinsi a Roma il Premio Biennale Oderisi da Gubbio e fui invitato a dipingere in Olanda dallo scultore Menno Mayer con il quale collaborai sino al 1985 apprendendo l’uso degli smalti a fuoco e frequentando il Kunster Tentoostelling di Amsterdam continuando a dipingere ostinatamente barche.
La sola rappresentazione estetica per me non fu più sufficiente, illustri artisti come Van de Velde (1672) sino all’attuale Tim Thomoson ci hanno trasmesso il meglio di quanto si potesse desiderare con documentazioni e rappresentazioni iconografica di grandissima maestria, ma io cercavo qualcosa che esprimesse di più l’oggetto barca nel suo specifico.
Da allora nacque l’esigenza di dare un senso più preciso al lavoro, specie dopo una ricerca fatta sugli ex voto.
Iniziai così a dipingere su tavole provenienti da demolizioni navali, come per farle rivivere e conferire loro la stessa dignità di un tempo testimoniandone in qualche modo la storia ed avere un rapporto più diretto con la materia cercando ogni mezzo per esaltare la bellezza.
Lo scopo era ed è quello di creare un oggetto che pur conservando la sacrale testimonianza ne mettesse in risalto la preziosità quasi sacrale.
Scopo finale è quindi quello di creare qualcosa che, oltre all’emozione, segni la contemporaneità dell’epoca in cui questo viene eseguito e provochi nel fruitore il desiderio di accarezzarlo, interagendo con esso, quasi a volerne cogliere il contenuto in un gesto d’amore.
Pino Criminelli

...negli anni '90, grazie alla "Libreria il mare" di Roma che esponeva i suoi lavori, prevalentemente tavole di barche e di navi. In quel periodo Criminelli era già molto noto ed apprezzato, in particolar modo nell'ambiente della cantieristica nautica e tra gli armatori di imbarcazioni, da cui riceveva numerose commissioni. Non era necessaria nessun'azione di marketing o di promozione pubblicitaria: bastava che qualcuno entrasse nell'ufficio di rappresentanza di un cantiere navale, o venisse ospitato nell'abitazione o barca da un armatore dove fosse stata esposta una tavola di Pino, per generare immancabilmente richieste di informazioni sull'Autore e, a seguire, nuove commissioni. La conseguente crescita esponenziale delle richieste generò in pochi anni una considerevole mole di lavori prodotti, senza peraltro che la qualità delle opere realizzate ne risentisse in alcun modo.
Per gli amanti del mare e delle barche (e dell'arte), i lavori di Pino Criminelli non potevano rimanere inosservati. La sua indiscussa abilità tecnica, la particolare sensibilità cromatica, il senso dell'armonia e delle proporzioni, la capacità prima di comprendere tecnicamente, e successivamente interpretare artisticamente ogni imbarcazione (dalla deriva al transatlantico), gli consentivano di realizzare tavole semplicemente stupefacenti.
Quando nel 2012 decisi di avviare l'attività della galleria "Tratti di mare", che sarebbe stata dedicata al mare e alle barche, pensai quindi di contattare Pino, che accettò con entusiasmo la proposta di esporre i suoi lavori. Ci incontrammo presso la sua abitazione, un'elegante palazzina Liberty nel litorale romano, e passammo ore a scegliere le tavole da proporre in galleria. Tornai a Roma con numerose tavole, che Pino mi affidò con grande fiducia. Spesso i suoi lavori erano esposti anche nella vetrina sulla strada della galleria, ed immancabilmente rilevavo un forte interesse dei passanti, che spesso si fermavano ad ammirare il Riva “Super Florida", il "Titanic" oppure il rimorchiatore "Pietro Micca". Il complesso lavoro necessario per la realizzazione della tavola traspariva e veniva recepito immediatamente dall'osservatore esperto "del mestiere", ma i suoi lavori incuriosivano ed affascinavano anche chi non si fosse mai interessato di mare, di barche o di pittura.
Criminelli non lavorava solo su commissione, anzi. Se un tema o una particolare barca lo ispirava particolarmente, realizzava tavole ed intere collezioni per soddisfare unicamente il suo senso artistico, si veda ad esempio la collezione "Coppa America" o la collezione "Olin Stephens". Quest'ultima rappresenta a mio avviso un vero e proprio capolavoro (non certo l'unico nella produzione di Pino) sia dal punto di vista prettamente artistico-pittorico, ma anche dal punto di vista storico-documentativo. Ammirando infatti la sequenza della tavole che compongono questa collezione, dal celeberrimo "Dorade" (1930), al "Kialoa III" (1973), si può ben apprezzare l'evoluzione delle carene e dei piani velici delle imbarcazioni durante tutto il periodo considerato.
Per qualsiasi opera che dovesse realizzare, anche di ridotte dimensioni, Pino prevedeva sempre un notevole lavoro preparatorio. Raccoglieva dapprima tutta la documentazione tecnica e fotografica relativa all'imbarcazione di cui si apprestava a realizzare la tavola, dopodichè stabiliva dimensioni e tipologia del supporto (spesso tavole di mogano reperito nei cantieri navali). A volte sul retro della tavola era riportata la particolare imbarcazione dalla cui ristrutturazione provenivano le tavole, meglio se proveniva dallo stesso cantiere costruttore della barca della quale stava realizzando la tavola. Quando il lavoro risultava ben focalizzato e definito nella sua mente, e solo allora, Pino dava inizio alla realizzazione, entrando, come ebbe a dirmi una volta, in uno stato di concentrazione mentale che manteneva fino al completamento del lavoro. Fino a quando la realizzazione non fosse stata ultimata, la sua attenzione era quasi esclusivamente rivolta al lavoro in corso d'opera. Nella realizzazione delle sue opere, Criminelli utilizzava contemporaneamente differenti tecniche (penna ad inchiostro, pennello, aerografo, intarsio, utilizzazione di smalti particolari e diverse altre), rendendo uniche le sue tavole.
A tutt'oggi non sono a conoscenza dell'esistenza di altri artisti il cui stile possa essere anche lontanamente accostato a quello creato da Pino Criminelli.
Nella sua produzione artistica Pino era un perfezionista, nell'accezione migliore del termine.
Ovvero: non un perfezionista ossessivo e maniacale, ma un perfezionista "intelligente", che ricercava una realizzazione ottimale, rimanendo tuttavia cosciente del fatto che la perfezione non è, e non può essere, di questo mondo. Ricordo che una volta mi affidò una tavola, impeccabile, che non volle consegnare all'armatore committente solo perchè sul retro mancava una piccola scaglia di legno. Un'imperfezione assolutamente trascurabile, che comunque non sarebbe mai stata rilevata a tavola esposta. Ma a Pino non sembrò comunque il caso di consegnarla al committente, e la rifece ex novo. Amava i suoi lavori, tanto che l'ultima fase della lavorazione delle tavole era dedicata proprio alla loro protezione, in genere realizzata con una particolare vernice trasparente termoindurente, in grado di conferire una protezione elevata del quadro da diversi agenti fisici. In questo modo, i fortunati proprietari di un Criminelli potranno essere certi che la tavola in loro possesso si manterrà sostanzialmente inalterata per moltissimi anni.
Durante il periodo di collaborazione con Pino, capitava naturalmente di vedersi con una certa frequenza, ed erano sempre incontri estremamente piacevoli e cordiali, contraddistinti dalla sua simpatia e generosità. Amava la sua arte e desiderava che i suoi lavori fossero visti. Era felice quando gli raccontavo che i frequentatori della galleria si soffermavano ad osservare le sue tavole, e che i commenti erano unanimemente di ammirazione.
Credo sia lo stesso spirito con cui Monica Criminelli intenda divulgare e rendere fruibile l'opera del suo eccezionale padre, affinchè Pino, tramite i suoi ineguagliabili lavori, possa essere considerato in qualche modo ancora tra noi.
Pier Luigi Zou
25 gennaio 2025
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